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Manalas et chocolat chaud : le petit déjeuner du 6 décembre Immagine illustrativa

San Nicola, un assaggio di Natale nell’est e nel nord della Francia

· 12 min di lettura

Tre settimane prima della vigilia, un’altra festa apre già le danze. Il 6 dicembre, San Nicola funziona come un assaggio di Natale nell’est e nel nord della Francia: prime sfilate, prime luci, prima golosità infilata in uno zaino di scuola. Nelle case della Lorena, dell’Alsazia, del Nord e fino in Belgio, questa data conta quasi quanto il 25 dicembre stesso, e a volte di più. Questa pagina raccoglie quello che questa giornata comprende, dai manala ancora tiepidi alle cartoline scambiate tra scolari, passando per una disputa di pronuncia che divide l’Alsazia da generazioni, senza riprendere nel dettaglio quello che un altro pilastro del sito racconta già sulla leggenda e sul Père Fouettard.

Il 6 dicembre, una prova generale prima di Natale

Il paragone non ha niente di esagerato. Nella regione Grand Est, le vetrine dei panettieri si riempiono, i primi mercatini aprono le loro casette e i bambini imparano in classe la canzone che racconta l’origine della festa. Buona parte di quello che tornerà in grande per Natale si gioca una prima volta qui, su scala più modesta: le luci sulle facciate, il profumo di pain d’épices nelle vie dei negozi, i primi effluvi di vin brulé vicino alle casette, i cortei che radunano piccoli e grandi sui marciapiedi. Alcuni comuni accendono perfino le luminarie di strada per l’occasione, diverse settimane prima della data ufficiale del grande weekend di Natale.

La sera del 5 dicembre, i bambini lorenesi e alsaziani mettono la loro scarpina davanti al camino o alla porta d’ingresso, come faranno di nuovo per Natale tre settimane dopo. Al mattino, clementine, cioccolatini e a volte un manala li aspettano lì, prima di partire per la scuola. Questo anticipo sul calendario non si ferma al confine lorenese o alsaziano: il Nord e il Pas-de-Calais celebrano questo giorno a modo loro, come il vicino Belgio, dove San Nicola resta una figura centrale dell’inizio di dicembre. In Lussemburgo la festa esiste anch’essa, sostenuta dalle stesse radici germaniche dei paesi vicini. Il 6 dicembre traccia così una fascia geografica coerente, dal cuore della Lorena alle pianure del Nord e al Belgio, dove crescere senza conoscere San Nicola è quasi un’eccezione.

Una leggenda macabra, in breve

Il racconto fondatore non va per il sottile. Tre bambini persi nella notte bussano da un macellaio, che li uccide, li fa a pezzi e li mette sotto sale. Nicola passa di lì anni dopo, chiede la carne salata, smaschera il crimine e riporta in vita i bambini con un semplice gesto sopra il barile. Il fondo macabro non è un incidente di trasmissione: è quello che ha permesso alla storia di attraversare i secoli senza sbiadire nella memoria dei bambini, a differenza di racconti più levigati presto dimenticati una volta passato l’Avvento. Un macellaio, un barile di sale, una resurrezione: la meccanica del racconto sta in tre immagini forti, facili da ricordare e da raccontare a propria volta, da una generazione all’altra.

La morale, invece, resta limpida nonostante la cupezza dello scenario: il male è punito, l’innocenza protetta, e la bontà finisce sempre per vincere. È senza dubbio per questo che il racconto continua a tramandarsi in canzone, a scuola e in famiglia, più che attraverso un testo fissato in un libro. Le parole scorrono del resto sullo schermo in questa versione filmata.

La leggenda di San Nicola, con il testo sullo schermo (canzone in francese).

Per leggere la leggenda per intero e le sue varianti regionali, la pagina dedicata alla festa di San Nicola su Wikipedia dettaglia il racconto oltre il ritornello. Nicola di Myra, la sua reliquia arrivata a Bari e poi a Saint-Nicolas-de-Port, e la sua ombra scura, il Père Fouettard nato durante l’assedio di Metz nel 1552: il pilastro dedicato alla leggenda di San Nicola e al Père Fouettard riprende tutto questo nel dettaglio, grandi sfilate lorenesi comprese.

Il manala, la brioche che apre le feste

I manala (o mannele, a seconda del dipartimento) escono dalle panetterie già da fine novembre.
I manala (o mannele, a seconda del dipartimento) escono dalle panetterie già da fine novembre.

Impossibile evocare il 6 dicembre senza questo omino di brioche. Gli occhi segnati da uvetta o gocce di cioccolato, il manala si gusta a colazione, accompagnato da una cioccolata calda che scalda prima della scuola. Le panetterie d’Alsazia ne riempiono le vetrine già dagli ultimi giorni di novembre, accanto a una brioche semplice che ormai convive con versioni tutte al cioccolato, più dolci e molto richieste dai bambini. La forma stessa non ha niente di arbitrario: braccia incrociate o lungo il corpo, testa rotonda ben marcata, l’omino si riconosce a colpo d’occhio sul banco, tra le corone e i bredele. Sotto la crosta dorata, la mollica resta morbida e leggermente dolce, pensata per essere mangiata tiepida, appena sfornata o riscaldata qualche minuto prima di partire per la scuola.

Le scuole materne ed elementari ne distribuiscono spesso uno la mattina del 6 dicembre, senza particolari cerimonie, solo un rito di stagione condiviso da tutta la classe. Molte famiglie preferiscono anche impastarlo da sé, affidando ai bambini la posa degli occhi prima della cottura: la pasta si modella a omino senza grande difficoltà, e il risultato conta più della perfezione della forma. Il pilastro dedicato al manala dettaglia la ricetta completa e i buoni indirizzi dove trovarlo ai mercatini. I bambini lo infilano volentieri in tasca accanto a qualche bredele, i biscottini che accompagnano tutto l’Avvento alsaziano.

Mannele o manala? La disputa che anima l’Alsazia

Resta una questione che mette in disaccordo gli alsaziani, e non poco: come si chiama di preciso questo omino? Nel Basso Reno, dalle parti di Strasburgo, si dice mannele, o männele con la dieresi. Nell’Alto Reno, dalle parti di Mulhouse, si dice manala. Ogni campo resta convinto di avere ragione, e la discussione può animarsi a tavola tra commensali venuti dai due dipartimenti, ognuno a difendere la sua versione senza cedere di un millimetro.

In realtà è la stessa brioche sotto due pronunce dialettali, ereditate da due tradizioni locali dell’alsaziano: mannele a nord, manala a sud, senza che nessuna delle due versioni sia più legittima dell’altra. Le due parole condividono del resto la stessa radice, quella di «Mann», l’uomo in alsaziano, semplicemente addolcita da un diminutivo diverso a seconda del territorio. L’usanza risale al XV secolo, e anche il simbolo è dibattuto. Per alcuni la sagoma rappresenta il vescovo Nicola; per altri ricorda i tre bambini del barile riportati in vita. Addentare un manala equivale, in entrambi i casi, a rimettere in scena la leggenda a modo proprio, qualunque sia il nome che gli si dà nel momento di condividerlo in famiglia. Fuori dall’Alsazia, la maggior parte delle persone ignora perfino che esista un simile dibattito: la brioche si chiama semplicemente «l’omino di San Nicola», senza che nessuno si interroghi sulla versione del Basso o dell’Alto Reno del nome.

Nel Nord, le cartoline di San Nicola tra ragazzi

Nel Nord della Francia, i ragazzi si scambiano cartoline di San Nicola, come le ragazze a Santa Caterina.
Nel Nord della Francia, i ragazzi si scambiano cartoline di San Nicola, come le ragazze a Santa Caterina.

Il Nord e il Pas-de-Calais coltivano la loro versione della festa, meno spettacolare delle grandi sfilate lorenesi ma altrettanto radicata nelle abitudini locali. Lì, come nel vicinissimo Belgio, il 6 dicembre è anche il giorno in cui i ragazzi si scambiano tra loro cartoline di San Nicola, a scuola o in famiglia. Il principio resta semplice: un disegno, una parola, una cartolina passata tra compagni, senza grande cerimoniale né messa in scena particolare. Alcune scuole ne fanno un piccolo momento collettivo, altre lasciano l’iniziativa ai bambini stessi, secondo le amicizie di classe.

Questa usanza risponde a quella di Santa Caterina, celebrata il 25 novembre, in cui le ragazze, le famose Catherinettes, si scambiavano le proprie cartoline. Le due feste si rispondono così a pochi giorni di distanza: alle ragazze Santa Caterina a fine novembre, ai ragazzi San Nicola a inizio dicembre, ognuna con il suo rito di cartoline infilate negli zaini del Nord. Anche qui, il 6 dicembre arriva prima del tempo, in modo più discreto dei grandi cortei lorenesi, ma con la stessa idea di un appuntamento che precede e annuncia il Natale. La cartolina stessa resta modesta: un disegno colorato in classe, una parola scarabocchiata, a volte infilata nello zaino di un compagno senza nemmeno aspettarsi una risposta.

Cosa troverai ai mercatini di Natale quel giorno

San Nicola in testa al corteo, pastorale in mano, in una città dell’est della Francia.
San Nicola in testa al corteo, pastorale in mano, in una città dell’est della Francia.

Il primo weekend di dicembre, i mercatini dell’est assumono spesso l’aria di una festa a sé stante. I cortei di San Nicola sfilano in musica in diverse città, carri illuminati in testa, e il Père Fouettard vi si infila come sagoma scura, frusta in mano, per fare da contraltare al santo. I mercatini di Natale di Nancy vivono queste giornate in grande, tra carri illuminati e bande, mentre i mercatini di Natale di Strasburgo e i mercatini di Natale di Épinal prolungano ciascuno la festa sulle proprie piazze, alla loro scala. Più a nord, i mercatini di Natale di Lille sono immersi in un’atmosfera vicina a quella delle Fiandre confinanti, dove le cartoline di San Nicola circolano già tra gli stand e i cortili delle scuole.

L’atmosfera di queste giornate dipende tanto dai profumi quanto dagli allestimenti: legno bruciato delle casette, zucchero caldo, spezie che salgono dai banchi man mano che il freddo si fa sentire. Su questi banchi, alcuni classici tornano da un mercatino all’altro, con un colore locale proprio di ogni città:

  • Manala e mannele, venduti tiepidi fin dall’apertura, a volte proposti con un bicchiere di cioccolata calda da portare via.
  • Pain d’épices, spesso decorato con un’immagine della tradizione di Épinal, a fette o a forma di cuore.
  • Bredele e biscottini dell’Avvento, presentati in sacchetti o venduti al pezzo sui banchi.
  • Clementine e papillotes, eredità diretta della scarpina lasciata la sera prima.

Niente impedisce di fissare una visita in questo primo weekend di dicembre, quando i cortei sfilano e le casette sono ancora nuove di stagione, prima che arrivi la calca delle ultime settimane prima di Natale.

Un assaggio, non un sostituto

San Nicola non cerca di fare concorrenza al Natale, lo precede e gli prepara il terreno. Un bambino lorenese o alsaziano vive così due feste distinte a tre settimane di distanza: una portata da un vescovo del IV secolo e dalla sua leggenda macabra, l’altra da un nonno in slitta venuto da tutt’altro folclore. Le due convivono senza pestarsi i piedi, ognuna con il suo scenario, le sue golosità e i suoi canti, e nessuno sembra lamentarsene.

È forse questo che spiega perché il 6 dicembre conserva, ancora oggi, il suo posto a parte nel calendario dell’inverno: né doppione di Natale, né semplice pretesto commerciale, ma un appuntamento a sé, tra un macellaio pentito, un omino di brioche e cartoline infilate in uno zaino. Quanto basta per ingannare l’attesa, con il sorriso sulle labbra, fino alla vera grande sera.

Dove dormire vicino ai mercatini citati

Disponibilità dai nostri partner, città per città.

LilleNancyÉpinal

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Mappa dei mercatini di Natale