Immagine illustrativa San Nicola e il Père Fouettard: il 6 dicembre nell’est della Francia
Nell’est e nel nord della Francia, il calendario delle feste comincia ben prima del 25 dicembre. Il 6 dicembre, giorno di San Nicola, il patrono dei bambini passa di città in città, un grande libro sotto il braccio e un compagno poco raccomandabile al suo fianco. In Lorena, in Alsazia e nelle Fiandre, questa data pesa a volte più del Natale stesso. Ecco una tradizione che risale al Medioevo, sostenuta da una leggenda macabra, da sfilate che radunano folle considerevoli, e da una golosità a forma di omino. Ha anche, strada facendo, dato vita a un certo Babbo Natale.
Chi era Nicola di Myra, il vescovo diventato santo patrono dei bambini
Dietro il personaggio si nasconde un uomo reale. Nicola nasce verso la fine del III secolo a Patara, in Licia, una regione dell’attuale Turchia. Diventa vescovo di Myra, muore un 6 dicembre a metà del IV secolo, e la sua reputazione di generosità attraversa i secoli. Gli si attribuiscono una quantità di miracoli e un gusto spiccato per i regali discreti ai più bisognosi.
Le sue spoglie vengono trasferite a Bari alla fine dell’XI secolo, il che diffonde il suo culto in tutta Europa. Una reliquia, un osso del dito secondo la tradizione, arriva poi a Saint-Nicolas-de-Port, vicino a Nancy, e fa della Lorena un centro importante di devozione. La basilica che custodisce questa reliquia attira ancora pellegrini ogni anno. Nicola diventa il santo patrono della regione, ma anche quello dei bambini, degli scolari, dei marinai e dei prigionieri. Questo ruolo di protettore dell’infanzia spiega perché, ancora oggi, siano i piccoli ad aspettarlo di più. Un miracolo gli vale d’altronde lo status di protettore delle ragazze: avrebbe salvato tre sorelle povere dalla miseria gettando borse d’oro dalla loro finestra, quanto bastava per offrire loro una dote. Questo gesto di dono discreto segna durevolmente la sua reputazione.
La leggenda dei tre bambini e del salatoio
Impossibile capire la festa senza il suo racconto fondatore, che ha di che far gelare il sangue nonostante il lieto fine. La canzone popolare lo racconta da generazioni nell’est della Francia.
Tre bambini partiti a spigolare nei campi si perdono al calar del giorno. Vedono una luce, bussano alla porta di un macellaio e gli chiedono ospitalità. L’uomo li fa entrare, poi li uccide, li taglia a pezzi e li getta nel suo salatoio per farne carne salata. Sette anni dopo, Nicola passa davanti alla casa e chiede al macellaio proprio quella carne salata. Smascherato, quello crolla. Il vescovo stende tre dita sopra la botte e riporta i bambini in vita.
Questa storia, per quanto cruda, porta un messaggio limpido per la sua epoca: la bontà trionfa, l’innocenza è protetta, e il male finisce per pagare. Il ritornello «Ils étaient trois petits enfants qui s’en allaient glaner aux champs» si canta ancora nelle scuole lorenesi all’avvicinarsi del 6 dicembre.
Il Père Fouettard, l’ombra nata a Metz
Accanto al santo luminoso cammina una sagoma scura, barba nera e frusta in mano: il Père Fouettard. Il suo ruolo è chiaro. Nicola premia i bambini buoni con dolciumi, il Père Fouettard minaccia gli altri di frustate e pezzi di carbone.
La sua origine più diffusa lo lega all’assedio di Metz da parte di Carlo V, nel 1552. Per tirarsi su il morale mentre l’imperatore assediava la città con le sue truppe, la corporazione dei conciatori avrebbe fabbricato un manichino grottesco con l’effigie di Carlo V, armato di una frusta. La città resiste, l’assediante si ritira, e il personaggio ghignante resta nella memoria. Lo si aggancia poi al corteo di San Nicola, come spauracchio. In Alsazia prende il nome di Hans Trapp e assume tratti ancora più inquietanti, ereditati da un cavaliere brigante del folclore renano. Nelle regioni germaniche e alpine questo ruolo spetta al Krampus, una creatura cornuta che spinge la minaccia molto più in là del Père Fouettard. Nei Paesi Bassi anche Sinterklaas ha un compagno, ma è un’altra storia, che raccontiamo più in basso. Questa dualità tra il santo e il suo carnefice struttura tutta la festa: la ricompensa ha valore solo perché una punizione si aggira accanto. Il messaggio ai bambini sta in una frase, e non è invecchiato di un giorno dal Medioevo: fai il bravo, o attento alla frusta e al carbone.
Le grandi sfilate di San Nicola
Il 6 dicembre non si vive solo a casa. Scende in strada, in musica, sotto forma di cortei che attirano folle considerevoli. Queste celebrazioni, a Nancy, sono iscritte dal 2018 all’inventario nazionale del patrimonio culturale immateriale, e la città punta persino a un riconoscimento UNESCO. Queste sfilate mescolano generazioni: i genitori che le hanno vissute da bambini ci riportano i loro, e la scena si ripete identica da un decennio all’altro.
- Nancy tiene la sfilata più spettacolare, intorno a un tema rinnovato ogni anno, con carri illuminati, fanfare e un grande spettacolo pirotecnico. I mercatini di Natale di Nancy sono in pieno fermento durante queste giornate di festa.
- Metz, culla del Père Fouettard, fa apparire San Nicola al balcone dell’Opéra-Théâtre il primo weekend di dicembre. I mercatini di Natale di Metz prolungano la festa sulle piazze della città.
- Épinal allinea oltre sessanta carri e fanfare su un corteo di tre chilometri, nella città della celebre imagerie. Il mercatino di Natale di Épinal accompagna l’evento.
- Mulhouse e l’Alsazia del sud festeggiano anche loro questo giorno a suon di lampioncini. I mercatini di Natale di Mulhouse mescolano la tradizione di San Nicola a quella dell’abete.
Più a nord, la festa vive anche nelle Fiandre e in una parte del Nord, dove San Nicola scandisce l’inizio di dicembre. Difficile citare i cortei senza pensare ai mercatini di Natale di Strasburgo, dove la capitale alsaziana celebra il santo subito dopo il suo Christkindelsmärik, né ai mercatini di Natale di Lille, radicati nell’area d’influenza fiamminga.
Cosa distribuisce San Nicola: dolciumi, pain d’épices e piccoli omini
La ricompensa dei bambini buoni ha i suoi classici. Ogni regione mette in primo piano la sua specialità, ma alcune costanti tornano ovunque nell’est.
Il pain d’épices occupa un posto d’onore, soprattutto a Épinal dove la tradizione vuole che ogni pain d’épices di San Nicola sia illustrato con un’immagine dell’Imagerie locale. Se vuoi capire perché questa dolcezza si sposa così bene con la festa, l’articolo dedicato al pain d’épices ne ripercorre la storia. In Alsazia, la vetrina dei fornai si riempie fin da inizio dicembre di un’altra golosità emblematica.
| Dolcezza | Regione | Cosa rappresenta |
|---|---|---|
| Manala / Mannele | Alsazia | Omino di brioche, figura di San Nicola o dei tre bambini |
| Pain d’épices | Lorena, Vosgi | Spesso ornato di un’immagine di Épinal |
| Bredele | Alsazia | Biscottini di festa distribuiti per tutto l’Avvento |
| Clementine e cioccolatini | Ovunque nell’est | Il contenuto classico della scarpetta lasciata la vigilia |
Il manala, omino di brioche di San Nicola
Il manala merita una sosta, tanto incarna da solo la festa. Questo omino di pasta brioche, con gli occhi di uvetta o di gocce di cioccolato, si gusta a colazione o a merenda il 6 dicembre. Il suo nome viene dall’alsaziano: Mannele nel Basso Reno, Manala nell’Alto Reno, due modi di dire «piccolo uomo». Questa disputa di pronuncia anima ancora le tavole alsaziane: il nostro articolo su San Nicola come anteprima del Natale ci torna in dettaglio, tra Basso Reno e Alto Reno.
L’usanza risale al XV secolo e il simbolo resta dibattuto. Per alcuni la piccola sagoma rappresenta il vescovo Nicola in persona. Per altri ricorda i tre bambini del salatoio riportati in vita. In entrambi i casi, mordere un manala significa rimettere in scena la leggenda a modo proprio. La pasta, invece, non nasconde misteri: una brioche ricca di burro e latte, profumata a volte con una scorza di limone o un pizzico di acqua di fiori d’arancio, modellata a omino prima della cottura. I fornai d’Alsazia ne smerciano montagne intorno al 6 dicembre, e molte famiglie preferiscono impastarli a casa, coinvolgendo i bambini per mettere gli occhi di uvetta. L’articolo dedicato al manala dettaglia ricetta, varianti e buoni indirizzi dove trovarlo nei mercatini. I bambini li infilano volentieri in tasca accanto a una manciata di bredele, i biscottini che accompagnano tutto l’Avvento alsaziano.
Da San Nicola a Babbo Natale: una filiazione diretta
La barba bianca, il grande mantello, la distribuzione dei regali, il libro dove figurano i bambini buoni: Babbo Natale deve molto al vescovo di Myra. Il filo è abbastanza netto una volta che lo si segue.
Nei Paesi Bassi San Nicola diventa Sinterklaas, un vecchio dalla lunga barba bianca vestito con un abito da vescovo rosso, con la mitra in testa e il pastorale in mano. I coloni olandesi portano questa figura in America del Nord nel XVII secolo. Laggiù il nome Sinterklaas si deforma a poco a poco in Santa Claus. Nel XIX secolo, poeti e illustratori americani, tra cui Thomas Nast e l’autore del poema «A Visit from St. Nicholas», spogliano il personaggio dei suoi attributi religiosi e gli inventano una slitta, delle renne e una residenza al Polo Nord. La data slitta nel passaggio: il santo che veniva il 6 dicembre si sposta sulla notte di Natale.
Sinterklaas non viaggia da solo: lo accompagna Zwarte Piet, «Pietro il Nero», l’aiutante che distribuisce dolciumi e regali la sera del 5 dicembre. La sua immagine, viso truccato di nero e costume da paggio, viene fissata a metà del XIX secolo da un libro illustrato del maestro di scuola Jan Schenkman. A lungo ha portato la verga per punire i bambini cattivi; quel ruolo è scomparso. Dall’inizio degli anni 2010 il personaggio è contestato nei Paesi Bassi: per i suoi critici, quel viso nero, quelle labbra rosse e quegli orecchini formano uno stereotipo ereditato dall’epoca della schiavitù, e il comitato dell’ONU contro la discriminazione razziale ha chiesto al paese di intervenire. Le cose sono cambiate. All’arrivo nazionale di Sinterklaas e nella maggior parte delle città, Piet ha ormai solo qualche traccia di fuliggine, come se uscisse dal camino: è il «roetveegpiet». Una parte degli olandesi tiene al personaggio tradizionale (il 38% voleva solo lui in un sondaggio Ipsos I&O del novembre 2024), ma in un mercatino olandese o fiammingo incontrerai soprattutto dei Piet con la fuliggine. Nelle Fiandre la televisione pubblica mostra ormai solo questi «roetpieten».
Una precisazione utile, spesso distorta: la Coca-Cola non ha creato il costume rosso, che esisteva già verso il 1860. Il marchio l’ha soprattutto imposto in tutto il mondo negli anni Trenta, con le sue campagne di fine anno. Il risultato è quel nonno gioviale che passa la notte tra il 24 e il 25 dicembre. Ma il suo antenato distribuisce ancora i suoi dolciumi il 6 dicembre nell’est della Francia, senza slitta, a piedi o in carrozza, fedele al suo pastorale da vescovo. Le due figure convivono nelle case lorenesi e alsaziane: San Nicola per l’inizio di dicembre, Babbo Natale per la vigilia.
Vivere San Nicola oggi
La festa conserva una vera vitalità popolare, lontana da un semplice folclore da vetrina. Nelle scuole lorenesi e alsaziane i bambini imparano ancora la canzone dei tre bambini e aspettano il 6 dicembre. Le sfilate attirano ogni anno folle che vengono da tutta la regione e ben oltre.
Se vuoi viverla, la cosa migliore resta fissare la visita a un mercatino nel primo weekend di dicembre, quando sfilano i cortei. Una fetta di manala tiepido, un pain d’épices di Épinal, un vin brulé fumante tra le dita, e la scena è completa. Su quest’ultimo punto, il nostro articolo sul vin brulé e le sue varianti ti aiuta a scegliere la versione da preparare a casa. Altro riferimento goloso della stagione, il pain d’épices e i biscotti dell’Avvento si incrociano su quasi tutti i banchi dell’est. Per proseguire, dai un’occhiata ai mercatini di Natale di Colmar e ai mercatini di Natale di Reims, due tappe che fanno vivere la tradizione a modo loro. Il 6 dicembre non apre soltanto il conto alla rovescia verso il Natale. Ricorda da dove viene buona parte dei riti d’inverno, tra un vescovo del IV secolo, un macellaio pentito e un omino di brioche.
Dove dormire vicino ai mercatini citati
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