Immagine illustrativa Da dove vengono i mercatini di Natale? Sei secoli di tradizione
Dietro le casette di legno e l’odore di vin brulé si nasconde una lunga memoria. La storia dei mercatini di Natale comincia ben prima delle luminarie elettriche, da qualche parte nelle città germaniche del Medioevo, quando gli abitanti venivano a fare provviste per passare l’inverno. Sei secoli dopo, la tradizione si è diffusa in tutta Europa e ben oltre, senza mai tagliare il filo che la lega alle sue origini. Risalire questo filo vuol dire capire perché Strasburgo, Colmar o Ribeauvillé restano ancora oggi i cuori pulsanti di questa festa.
Le radici medievali: mercati d’inverno prima di Natale
All’inizio, niente di fiabesco. Nelle città del Sacro Romano Impero, i mercati di fine autunno servivano a un bisogno concreto: fare scorte prima dei grandi freddi. Carne salata, spezie, frutta secca, legno intagliato: vi si trovava di che resistere fino alla primavera. Queste fiere si tenevano spesso intorno al 6 dicembre, giorno di San Nicola, figura molto popolare nel nord dell’Europa e grande distributore di regali ai bambini.
La più antica menzione di un simile mercato di dicembre risale a Vienna, in Austria, intorno al 1298, quando il duca Alberto I autorizza gli abitanti a tenere un mercato invernale. Gli storici però precisano: si trattava di un mercato di approvvigionamento generale, non ancora di un mercatino di Natale nel senso moderno. In Germania, Bautzen fa figura di decano accertato. Nel 1384 il re Venceslao concede alla città il diritto di organizzare una fiera della carne prima di Natale. Il suo Wenzelsmarkt ne discende direttamente, il che ne fa il più antico mercatino di Natale tedesco ancora in attività.
Dresda 1434: il primo mercatino di Natale nel senso moderno
La vera svolta avviene in Sassonia. Nel 1434 la città di Dresda apre il suo Striezelmarkt, considerato il primo mercatino di Natale identificabile come tale. Il nome viene dallo Striezel, l’antenato del celebre christstollen, quel pane brioche alla frutta candita che si veniva a comprare per le feste. Sui banchi: dolciumi, spezie, giocattoli di legno intagliato, articoli per la tavola di Natale. Ci si veniva sia per nutrirsi sia per trovare di che viziare i propri cari, una doppia vocazione che definisce ancora questi mercatini.
Agli inizi questo mercato apriva un solo giorno, prima di estendersi a tutto il periodo che precede Natale. Dresda fissa così il modello che si diffonderà in tutto lo spazio germanico: un appuntamento stagionale, radicato in una città, dove si prepara la festa tanto quanto si fanno provviste. Le grandi città mercantili dell’Impero seguono, ciascuna costruendo la propria reputazione intorno a una specialità e a un saper fare artigianale. Norimberga punta sui suoi pan pepati e sulle sue figurine, Augusta sulla lavorazione del vetro e del metallo. Queste identità locali, forgiate nel corso delle generazioni, spiegano perché ogni mercatino storico abbia ancora oggi la sua personalità.
La Riforma protestante sposta il Bambino Gesù
Il XVI secolo cambia le carte in tavola su un punto che sembra aneddotico ma che spiega il nome stesso di questi mercatini. Fino ad allora è san Nicola a portare i regali, il 6 dicembre. Martin Lutero, ostile al culto dei santi, vuole ricentrare la festa sul Cristo. Sposta la consegna dei doni alla sera di Natale e racconta ai suoi figli che è il Christkind, il Bambino Gesù, a portarli.
La tradizione si radica in fretta nelle famiglie luterane. A Norimberga è già diffusa alla fine del XVI secolo, e il mercatino, attestato per la prima volta nel 1678, porta il nome di Christkindlesmarkt, il mercato del Bambino Gesù. Le fiere di San Nicola scivolano allora verso i giorni prima di Natale e cambiano nome, diventando Christkindlmarkt o Weihnachtsmarkt. Il personaggio del Christkind, dapprima maschile, prende col tempo i tratti di un angelo femminile, ereditato dalle sacre rappresentazioni medievali in cui un angelo annunciava la nascita del Cristo. A Norimberga, una ragazza incoronata incarna ancora oggi questo Christkind all’apertura del mercatino. Dettaglio gustoso: nelle regioni cattoliche del sud, san Nicola non è mai sparito, tanto che le due tradizioni convivono tuttora a seconda dei territori.
Strasburgo 1570: il più antico mercatino di Natale di Francia
L’Alsazia, terra di lingua germanica conquistata dalla Riforma, adotta questa evoluzione. Nel 1570 Strasburgo vede nascere il suo Christkindelsmärik, il mercato del Bambino Cristo, sulla piazza della cattedrale. È il più antico mercatino di Natale di Francia, e nasce da una svolta religiosa precisa: il predicatore protestante Johannes Flinner si scaglia dal pulpito contro l’abitudine di offrire regali per San Nicola, che giudica troppo cattolica. La città trasferisce allora la tradizione a Natale e al suo Bambino Gesù. Questo dettaglio, spesso dimenticato, mostra fino a che punto i mercatini portino la traccia dei dibattiti religiosi della loro epoca.
Da allora i Mercatini di Natale di Strasburgo non si sono praticamente mai fermati, attraversando le guerre e i cambi di nazionalità della regione, che è stata a turno francese e tedesca. Intorno a loro, nel corso dei secoli, si è formata un’intera costellazione alsaziana: i Mercatini di Natale di Colmar con i loro quartieri a graticcio, i Mercatini di Natale di Ribeauvillé con la loro rievocazione medievale, i Mercatini di Natale di Obernai raccolti dentro le mura, o i Mercatini di Natale di Riquewihr ai piedi della loro torre. Queste città hanno conservato un legame diretto con l’artigianato e le golosità delle origini, come se il filo medievale non fosse mai stato spezzato.
Le golosità, memoria viva delle origini
Ciò che colpisce, risalendo nel tempo, è la permanenza di ciò che si mangia. Le spezie, la frutta secca e i dolci che riempivano i banchi di Dresda o di Norimberga non sono spariti: sono diventati gli emblemi dei nostri mercatini. Questi prodotti venivano da lontano e costavano cari, il che li riservava alle feste. Mangiare speziato e dolce a dicembre era già un modo di concedersi un piacere. Diverse specialità raccontano bene questa continuità.
- Il pain d’épices, il pan pepato alsaziano, discende in linea diretta dai dolci speziati medievali, quando miele e spezie d’Oriente erano prodotti di lusso riservati alle feste.
- Il bretzel, con le sue braccia incrociate, affonda le radici nella panificazione monastica e resta inseparabile dai mercatini alsaziani.
- I bredele, quei biscottini di Natale alsaziani che si preparano in famiglia durante l’Avvento, prolungano la tradizione dei dolci di stagione fatti in casa.
Impossibile dimenticare il christstollen di Dresda, né il manala, quell’omino di pasta brioche che i bambini gustano per San Nicola, ricordo goloso della festa d’origine prima che Lutero spostasse i regali. E naturalmente il vin brulé, speziato alla cannella e all’arancia, che scalda i viali da generazioni. Se vuoi prepararlo a casa, troverai qualche idea nella nostra guida al vin brulé.
La corona dell’Avvento e il simbolo della luce
I mercatini sono solo una parte di un insieme più ampio di riti legati all’Avvento, quel periodo di attesa che precede Natale. La corona dell’Avvento ne è il simbolo più eloquente. La si deve a un pastore protestante, Johann Hinrich Wichern, che la inventa nel 1839 in un orfanotrofio di Amburgo. La sua prima versione contava ventiquattro candele, quattro grandi per le domeniche e venti piccole per i giorni feriali, per aiutare i bambini a contare i giorni fino a Natale.
La corona si è semplificata col tempo, conservando le sue quattro candele che si accendono una dopo l’altra, una domenica dopo l’altra. Il fogliame di abete compare solo verso il 1860. Tutta la simbologia ruota intorno alla luce che cresce nella notte d’inverno: il cerchio senza fine evoca l’eternità, il verde la vita che persiste malgrado il freddo, la fiamma che sale di settimana in settimana annuncia il ritorno delle giornate più lunghe. A ogni candela è stato attribuito un significato, dal perdono accordato ad Adamo ed Eva fino alla pace annunciata dai profeti. Questa attenzione alla luce spiega anche perché le luminarie occupino un posto così forte nei mercatini moderni. Quando la notte cala presto e il freddo morde, la luce diventa il vero spettacolo.
Dal declino alla rinascita: i mercatini francesi di oggi
L’ultima grande tappa della storia si gioca in Francia, a una data sorprendentemente vicina. Alla fine degli anni Ottanta, il mercatino di Strasburgo perdeva slancio e faticava ad attirare le folle. La scintilla arriva nel 1992, quando la città si autoproclama «Capitale di Natale» e lancia una vera campagna di promozione, sostenuta dagli albergatori alsaziani. Il successo supera le aspettative e dà idee al resto del Paese. Quella che era solo una tradizione regionale diventa un modello esportabile.
Il fenomeno esplode nel decennio successivo. Si passa da qualche mercatino alsaziano a diverse centinaia in tutta la Francia. Lione lancia il suo nel 1997, seguita da Lille, Tolosa, Marsiglia, Nantes. Le grandi città vogliono tutte il loro appuntamento, con casette, animazioni e luminarie. Il mercatino di Natale diventa un prodotto a sé, con i suoi fornitori specializzati e i suoi capitolati. Oggi ritrovi questo spirito tanto ai Mercatini di Natale di Reims, addossati alla cattedrale, quanto ai Mercatini di Natale di Metz, distribuiti su più piazze del centro, o ai Mercatini di Natale di Nancy, dove San Nicola conserva un posto d’onore ereditato in linea diretta dalle origini lorenesi.
| Data | Tappa |
|---|---|
| verso il 1298 | Mercato di dicembre a Vienna (provviste per l’inverno) |
| 1384 | Wenzelsmarkt di Bautzen, decano tedesco accertato |
| 1434 | Striezelmarkt di Dresda, primo mercatino di Natale nel senso moderno |
| XVI secolo | Lutero sposta i regali a Natale, il Christkind entra nelle famiglie |
| 1570 | Christkindelsmärik di Strasburgo, il più antico di Francia |
| 1839 | Wichern inventa la corona dell’Avvento ad Amburgo |
| 1992 | Strasburgo «Capitale di Natale», rilancio nazionale |
Cosa è cambiato, cosa ha resistito
In quasi sei secoli la forma è cambiata molto. Le casette standardizzate, le luminarie a LED e le animazioni pensate come prodotti turistici hanno poco a che vedere con la fiera medievale di Dresda. Alcuni lamentano un’uniformazione, quando società di eventi forniscono mercatini chiavi in mano da una città all’altra, con gli stessi allestimenti e gli stessi banchi. Il rimprovero non è infondato: un mercatino montato da un fornitore somiglia in modo impressionante a quello successivo.
La sostanza, invece, resiste. Ci si viene sempre a cercare le stesse cose del XV secolo: golosità speziate, un po’ di calore prima dell’inverno, il piacere di preparare la festa insieme. I mercatini alsaziani, da Kaysersberg a Eguisheim passando per Turckheim, conservano questo profumo di autenticità perché non hanno mai rotto con la loro eredità: stesse viuzze, stesse ricette, spesso le stesse famiglie di artigiani da generazioni. Capire la storia dei mercatini di Natale vuol dire ridare senso a ciò che si crede di conoscere a memoria. La prossima volta che risalirai un viale, con un bicchiere di vin brulé in mano, saprai che quel gesto ti lega ai mercanti sassoni del Medioevo e a un pastore di Strasburgo del 1570.
Dove dormire vicino ai mercatini citati
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