Immagine illustrativa Il calendario dell’Avvento: da un’immaginetta sacra alle facciate giganti
Ogni mattina di dicembre, aprire una casella per pazientare fino a Natale: il calendario dell’Avvento fa parte dello scenario delle feste al punto che si dimentica da dove viene. Dietro l’oggetto di cartone, il cioccolato e le versioni cosmetiche che invadono gli scaffali, c’è una storia tedesca vecchia di più di un secolo, una radice religiosa precisa, e una declinazione spettacolare che si incontra sulle piazze di Natale dell’Alsazia e della Foresta Nera: facciate intere trasformate in calendari a grandezza naturale. Piccolo viaggio nel tempo, dal cartone del 1908 alle 24 finestre illuminate di un municipio.
L’Avvento, prima del calendario
La parola viene dal latino adventus, che significa «arrivo» o «venuta». Nel calendario cristiano l’Avvento indica le quattro settimane che precedono il Natale, un tempo di preparazione e di attesa. Comincia la quarta domenica prima del 25 dicembre e segna anche l’inizio dell’anno liturgico. Il colore associato è il viola, tinta della penitenza, salvo la terza domenica, detta Gaudete («rallegratevi»), in cui il rosa prende il posto per annunciare la gioia che si avvicina.
Forse conosci meglio sua cugina, la corona dell’Avvento: un cerchio di rami di abete con quattro candele che si accendono una dopo l’altra, una domenica alla volta, fino a Natale. Questa progressione della luce dice la stessa cosa del calendario: contare i giorni, dare forma all’attesa. Il calendario dell’Avvento, invece, è nato per tenere occupati i bambini durante questa lunga pazienza. Se l’argomento della corona ti interessa, le abbiamo dedicato un articolo a parte.
Un dettaglio genera spesso confusione: il numero dei giorni. Il periodo liturgico dell’Avvento non dura sempre ventiquattro giorni, perché la sua lunghezza dipende dal giorno in cui cade la quarta domenica prima di Natale. Il calendario dell’Avvento commerciale, invece, si è cristallizzato su un formato fisso di ventiquattro caselle, dai primi di dicembre al 24. I due non coincidono quindi sempre, ma l’oggetto ha conservato il nome e lo spirito della festa religiosa da cui deriva.
Un’invenzione tedesca del XIX secolo
L’antenato del calendario è una pratica domestica, non un prodotto. Nel XIX secolo, nelle famiglie protestanti tedesche, si era presa l’abitudine di dare ogni mattina ai bambini una piccola immaginetta sacra durante i ventiquattro o venticinque giorni che precedevano il Natale. Altri tracciavano con il gesso ventiquattro tratti su una porta o un muro, e ne cancellavano uno al giorno. Il conto alla rovescia era fatto alla buona, diverso in ogni casa.
Si racconta che a Maulbronn la moglie di un pastore immaginò una versione più golosa: ventiquattro caselle disegnate su un cartone, con un biscottino appeso a ciascuna. Il bambino che beneficiava di questo sistema si chiamava Gerhard Lang, e non avrebbe dimenticato l’idea.
Questi lavoretti familiari raccontano qualcosa della cultura protestante dell’epoca, molto legata alla lettura e alla pietà domestica. Il conto alla rovescia non era solo ludico: accompagnava spesso un versetto da leggere ogni mattina, una preghiera o un cantico. L’immaginetta sacra data al bambino serviva tanto a pazientare quanto a istruire. È questo misto di ricompensa e di rito quotidiano ad aver reso la pratica così persistente, e a spiegare perché abbia finito per essere stampata e venduta.
1908: Gerhard Lang stampa il primo calendario
Diventato editore a Monaco di Baviera, Gerhard Lang commercializza nel 1908 il primo calendario dell’Avvento stampato, battezzato Weihnachtskalender. Il principio riprendeva il ricordo d’infanzia: due supporti di cartone, uno con ventiquattro piccole immagini colorate da ritagliare, l’altro con ventiquattro caselle numerate su cui incollarle, una al giorno. Il successo fu immediato.
Lang non si ferma lì. Declina la sua idea di anno in anno: nuove illustrazioni, formati a forma di casa, e persino una versione in braille. Intorno al 1920 mette a punto le famose finestrelle pretagliate che si sollevano per rivelare un’immagine. È questo gesto, aprire uno sportellino di cartone, a restare ancora oggi il cuore dell’oggetto.
Dal cartone al cioccolato
La golosità ci mette del tempo a entrare dietro le finestrelle. Bisogna aspettare il 1958 per vedere comparire le prime sorprese di cioccolato infilate nelle caselle. La vera svolta industriale arriva nel 1971, quando la marca britannica Cadbury lancia il suo calendario dell’Avvento al cioccolato in Inghilterra. I modi di consumo degli anni Settanta fanno il resto: il formato diventa un prodotto da grande distribuzione, presente ogni inverno in quasi tutte le case.
Da allora l’oggetto ha travalicato il suo ambito religioso e infantile. Oggi si trovano calendari di birra, di tè, di cosmetici, di giocattoli, di formaggi. L’idea d’origine (contare i giorni) serve da modello commerciale universale. Alcuni puristi alzano gli occhi al cielo, ma il meccanismo resta lo stesso del cartone del 1908: una casella, una piccola gioia, un giorno in meno da aspettare.
Una parola sul cioccolato che si nasconde dietro le finestrelle, perché la domanda torna spesso. Le figurine dei calendari della grande distribuzione sono stampate in spessori molto sottili, con un cacao di qualità variabile: non è lì che va cercata la golosità fine. Il piacere sta nel gesto, nell’appuntamento mattutino, più che nel quadratino in sé. Cioccolatieri e mercatini di Natale propongono peraltro versioni più curate, riempite di pralinati o di piccoli soggetti fatti a mano, che restituiscono dignità all’oggetto. Sui banchi di dicembre incontrerai anche calendari di legno da riempire da sé, pensati per durare da un anno all’altro.
| Tappa | Data | Cosa cambia |
|---|---|---|
| Immaginette sacre quotidiane | XIX secolo | Pratica familiare, senza supporto commerciale |
| Primo calendario stampato (Lang) | 1908 | Immagini da ritagliare e incollare su un cartone numerato |
| Finestrelle pretagliate | verso il 1920 | Compare il gesto di aprire uno sportellino |
| Sorprese di cioccolato | 1958 | La golosità sostituisce l’immagine |
| Produzione di massa (Cadbury) | 1971 | Il calendario diventa un prodotto per il grande pubblico |
I calendari giganti delle città
La versione più spettacolare non sta in una mano: occupa una facciata intera. Il principio è semplice e bello. Un edificio antico, spesso il municipio, ha per l’appunto ventiquattro finestre. Ciascuna riceve una decorazione o un’opera, e se ne illumina una nuova ogni sera fino al 24 dicembre. Il muro diventa un calendario a grandezza naturale, e l’apertura quotidiana avviene in pubblico, con un piccolo rito.
Il riferimento del genere si trova nella Foresta Nera, a Gengenbach, a circa quarantacinque minuti da Strasburgo. Il municipio del XVIII secolo vi allinea ventiquattro finestre sulla facciata, trasformate ogni inverno in un calendario rivendicato come il più grande del mondo. Ogni giorno alle 18 una finestra si apre davanti alla folla, con un tema e un ospite diversi secondo le edizioni. La tradizione dura da più di vent’anni e scandisce tutto il mercatino di Natale della piccola città vinicola.
Quel che rende toccanti questi calendari urbani è la loro dimensione collettiva. Il calendario di cartone lo si apre da soli in cucina. La facciata la si guarda accendersi in gruppo, su una piazza, al freddo, spesso con un coro di bambini o una piccola banda. L’attesa torna a essere un momento condiviso, come lo era senza dubbio nei villaggi di un tempo. Ogni sera la folla torna, curiosa di sapere quale finestra si aprirà e quale scena vi si nasconde.
Dove vedere un calendario gigante in Alsazia
Sul lato francese, l’Alsazia ha adottato e reinventato la formula. A Strasburgo, il quartiere della stazione ospita un calendario dell’Avvento gigante sulla facciata di un palazzo haussmanniano al 18 di rue Kuhn: ventiquattro artisti contemporanei vestono le finestre, svelate una a una ogni sera. Un buon complemento a una visita dei Mercatini di Natale di Strasburgo, capitale storica della festa.
A una cinquantina di chilometri, il mercatino di Natale di Sélestat allestisce il suo calendario gigante di fronte al municipio. Là è la guardia notturna ad aprire la finestra del giorno: alle 18 dalla domenica al venerdì, alle 11 il sabato. Una messa in scena che si riallaccia alle figure antiche delle città medievali. Per prolungare la passeggiata sulle tracce dell’Avvento alsaziano, alcune città meritano uno sguardo:
- I Mercatini di Natale di Colmar, i cui quartieri illuminati formano uno scenario da fiaba a cielo aperto.
- I Mercatini di Natale di Obernai, ai piedi del monte Sainte-Odile, fedeli alle tradizioni dell’Avvento.
- I Mercatini di Natale di Riquewihr, villaggio fortificato che si veste di luminarie fin dall’inizio dell’Avvento.
- I Mercatini di Natale di Kaysersberg, regolarmente citati tra i villaggi più belli del periodo.
- I Mercatini di Natale di Mulhouse, noti per la loro stoffa di Natale reinventata ogni anno.
Fabbricare il proprio, all’antica
Niente obbliga a comprare un calendario già pronto. Il gesto d’origine, quello delle famiglie del XIX secolo, si rifà benissimo a casa, e ha il merito di essere personale. Qualche pista secondo la voglia e il tempo disponibile:
- Ventiquattro sacchettini di stoffa o di carta kraft numerati, appesi a uno spago, da riempire di parole dolci o di piccoli dolciumi.
- Una tavola di legno con ventiquattro fori, a mo’ di casellario, ciascuno chiuso da un tappo di sughero.
- Scatole di fiammiferi rivestite di carta, impilate a piramide, ciascuna con una sorpresa nascosta.
Il difficile non è costruire la struttura, ma trovare ventiquattro piccole cose da infilarci senza rovinarsi. Per il calendario di un bambino puoi mescolare dolciumi e messaggi: un buono per una storia letta la sera, uno per un’uscita in slittino, un disegno da colorare. Per un adulto, qualche quadratino di cioccolato, una bustina di tè, una citazione. L’idea non è riempire ogni casella con un regalo, ma creare un piccolo rito della mattina o della sera per tutto il mese.
Questo tipo di calendario fatto in casa sta bene con una serata d’inverno accanto al fuoco, una fetta di pain d’épices e una tazza fumante. Su quest’ultimo punto, se vuoi la bevanda che accompagna meglio queste prime aperture di finestrelle, il vin brulé resta il compagno ideale dell’Avvento, e dedichiamo un articolo alle sue varianti. Per la golosità, il nostro articolo sulla storia del pain d’épices ti darà di che riempire qualche casella con qualcosa di fatto in casa.
Un oggetto che ha viaggiato molto
Dal tratto di gesso su una porta alla facciata illuminata di un municipio, il calendario dell’Avvento ha fatto un bel cammino in poco più di un secolo. Ha conservato l’essenziale: il piacere semplice di contare i giorni, di avere un appuntamento quotidiano durante il mese più atteso dell’anno. Che tu apra una casella di cioccolato, che tu appenda sacchettini cuciti a mano o che tu vada a vedere la guardia notturna aprire la sua finestra a Sélestat, perpetui la stessa vecchia idea tedesca. Ed è forse questo il regalo più bello del calendario: trasformare l’attesa stessa in festa.
Dove dormire vicino ai mercatini citati
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