Immagine illustrativa Le origini del mercatino di Natale, da Bautzen a Strasburgo
Il mercatino di Natale come lo conosciamo oggi, casette di legno, luminarie, profumo di pan pepato e di vin brulé, discende da una stirpe di fiere invernali nate in terra germanica più di seicento anni fa. Ripercorrere le origini del mercatino di Natale significa seguire un filo che parte da un privilegio commerciale concesso a Bautzen nel 1384, passa per Dresda e poi Strasburgo, attraversa la Riforma protestante e raggiunge la Francia nel suo insieme solo nel XX secolo, prima di conoscere un boom comune a tutta l’Europa negli anni Novanta. Il filo è lungo, ma ogni tappa ha lasciato una traccia scritta che permette di seguirlo quasi senza interruzioni.
Bautzen, 1384: la traccia più antica delle origini del mercatino di Natale
Il riferimento più antico risale al 1384. Quell’anno il re Venceslao concede alla città di Bautzen, nell’Alta Lusazia, il diritto di tenere un mercato franco della carne, ogni sabato, tra San Michele (29 settembre) e Natale. All’epoca la fiera è prima di tutto alimentare: rifornisce gli abitanti prima dell’inverno e delle feste, intorno a semplici banchi di strada anziché a casette decorate. Il principio, però, è già quello che strutturerà i secoli successivi: un appuntamento commerciale ricorrente, fissato ogni anno nello stesso periodo, ancorato al calendario che precede il Natale. Bautzen non è un caso isolato: altre città germaniche organizzano fiere simili nella stessa epoca. Vienna ottiene già nel 1296 il diritto a un «mercato di dicembre» per rifornire la popolazione, e Monaco di Baviera tiene dal 1310 il proprio mercato di San Nicola, prova che l’idea di un commercio invernale calato sull’Avvento circola già in buona parte del mondo germanico ancora prima che la parola «Natale» entri nel suo nome. Gli storici considerano comunque Bautzen l’antenato documentato più remoto della tradizione, quello che dà all’Avvento una dimensione di mercato ancora prima che ne abbia una festiva.
Dresda, 1434: lo Striezelmarkt entra negli archivi
Mezzo secolo dopo tocca a Dresda comparire nei registri. Il 19 ottobre 1434 l’elettore di Sassonia Federico II e il fratello, il duca Sigismondo, concedono al consiglio comunale un privilegio «per il bene comune e il meglio della nostra città». Il documento autorizza un mercato della carne di un solo giorno, in cui gli abitanti vengono a comprare l’arrosto di Natale al termine del digiuno dell’Avvento. Il nome «Striezelmarkt» viene dallo Striezel, un pane lievitato dolce considerato l’antenato dello Stollen: verso il 1500 l’uso del termine «Striezelmontag», il lunedì dello Striezel, si radica per sempre nel calendario cittadino. Nel corso del XVI secolo il successo dell’appuntamento attira mercanti dall’Erzgebirge, dall’Alta Lusazia e dalla Boemia, tanto che il consiglio comunale deve arbitrare di continuo tra commercianti locali e venditori di passaggio. Il mercato si formalizza poi a poco a poco, tra il 1706 e il 1721, e dal 1787 le postazioni diventano concessioni che si possono acquistare a vita. Nel 1853 l’artista Ludwig Richter incide persino una stampa dedicata ai piccoli venditori del mercato, prova che la festa occupa già un posto stabile nell’immaginario popolare. Spostato più volte tra il 1945 e il 1976, all’uscita dalla guerra e poi negli anni della DDR, ritrova la sua sede storica sull’Altmarkt nel 1977 e viene presentato ancora oggi come il più antico mercatino di Natale documentato della Germania.
Dalla fiera di San Nicola al mercato del Bambino Gesù
Prima della Riforma, la maggior parte dei regali ai bambini si distribuisce il 6 dicembre, giorno di San Nicola. I predicatori protestanti attaccano allora questa pratica, giudicata troppo vicina al culto dei santi che rifiutano. Il cambiamento avviene città per città, ma trasforma in profondità il calendario festivo germanico, anno dopo anno:
- Il 6 dicembre perde il suo status di grande festa dei doni nelle città passate alla Riforma.
- I predicatori orientano i doni verso la notte di Natale anziché verso la festa di un santo cattolico.
- Il regalo è ormai portato dal Christkindel, il Bambino Gesù, una figura giudicata più conforme alla teologia riformata.
- Il mercato stesso cambia nome, da «mercato di San Nicola» a «Christkindlmarkt», senza perdere la vocazione commerciale: giocattoli, dolciumi e pan pepato restano al centro dei banchi.
- Le due tradizioni continuano a coesistere a seconda delle città: alcune mantengono San Nicola come figura principale, altre adottano il Bambino Gesù.
Questo cambiamento religioso, proprio delle regioni conquistate dalla Riforma, spiega perché le due figure, San Nicola da un lato e il Christkindel dall’altro, coesistano ancora oggi a seconda delle città e delle regioni dell’Europa germanica.
Strasburgo, 1570: nasce il Christkindelsmärik
È in questo contesto che anche Strasburgo cambia rotta. Nel 1570 il pastore Flinner si scaglia dal pulpito contro l’uso del mercato di San Nicola, che giudica troppo cattolico per una città passata alla Riforma. Il Consiglio della città ne autorizza allora la sostituzione con un mercato dedicato al Christkindel: il Christkindelsmärik, letteralmente il «mercato del Bambino Gesù» in dialetto alsaziano. Il mercato si tiene dapprima nei pressi della cattedrale, prima di migrare in place Kléber tra il 1830 e il 1870, poi in place Broglie dopo il 1871, dove apre ancora ogni anno. Una seconda svolta arriva nel 1992: la città si proclama «Capitale del Natale», estende il suo mercato a undici siti distribuiti nel centro storico e vede la sua affluenza cambiare scala. Percorrendo oggi i mercatini di Natale di Strasburgo si incrociano ancora, senza sempre saperlo, quattrocentocinquant’anni di storia religiosa e commerciale intrecciate.
Norimberga e il Christkindlesmarkt, una tradizione bavarese
In Baviera lo stesso cambiamento religioso produce un altro mercato diventato famoso nel mondo. La prima menzione documentata del mercato di Norimberga risale al 1678, con il nome di «Kindles-Marck». Le sue origini esatte restano sconosciute: gli storici ritengono che si sia formato a poco a poco, fino al 1639, a partire dalle vendite del mercato settimanale. Si fonda sull’uso introdotto da Lutero, che fece portare i regali ai suoi figli la vigilia di Natale dal Christkind, il Bambino Gesù, e non più da san Nicola nel giorno della sua festa. Sostenuti da questa lunga continuità, i mercatini di Natale di Norimberga sono oggi tra gli appuntamenti più frequentati della Germania e tra i mercatini più noti al mondo. Come a Dresda e a Strasburgo, il nome è cambiato più volte prima di fissarsi, ma la sostanza è la stessa dal XVII secolo: un mercato all’aperto, aperto qualche settimana prima di Natale, organizzato intorno a banchi di legno e specialità locali.
Una diffusione francese più tardiva, fino al XX secolo
Strasburgo conserva, da sola o quasi, la tradizione ininterrotta sul versante francese per secoli. L’Alsazia passa più volte tra sovranità francese e tedesca, uno status mutevole che mantiene il mercato nell’orbita culturale germanica pur ancorandolo, anno dopo anno, alla Francia. Il resto del Paese impiega molto più tempo a fare propria l’usanza: solo nel corso del XX secolo la formula supera i confini dell’Alsazia, sostenuta dall’attrattiva turistica di Strasburgo e dagli scambi con le vicine Germania e Svizzera. Questa diffusione resta a lungo discreta, mercato dopo mercato, città dopo città, senza che alcun testo fissi una data di svolta comune a tutto il Paese, a differenza dei privilegi reali che, in Sassonia, avevano fatto entrare Bautzen e poi Dresda nei registri ufficiali fin dal XIV e dal XV secolo.
Altre città alsaziane sviluppano a loro volta il proprio appuntamento di fine anno, come i mercatini di Natale di Colmar, che oggi organizzano il centro storico intorno a diverse piazze distinte, ciascuna con la propria atmosfera. Il resto del territorio francese segue poi, città per città, senza un calendario comune: alcune città si ispirano al modello strasburghese, piazza centrale e grande abete compresi, altre inventano un formato più modesto, una piazza o una via commerciale vestita a festa per qualche settimana. Il punto in comune resta lo stesso ovunque: casette di legno, artigianato locale e un’apertura calata sulle quattro settimane dell’Avvento. Questa base comune, ereditata senza dirlo dai mercati fondatori di Sassonia e Alsazia, si ritrova oggi tanto sulla grande piazza di un capoluogo quanto in un villaggio di qualche migliaio di abitanti.
Il boom degli anni Novanta: una crescita comune a tutta l’Europa
Il vero cambio di scala avviene a metà degli anni Novanta. Numerose città, in Francia come nel resto d’Europa, istituiscono allora il proprio mercatino di Natale, spesso ispirato al modello alsaziano o tedesco. Strasburgo aveva aperto la strada già nel 1992 rifondando la propria offerta intorno a più siti e a un’identità di «Capitale del Natale»; altre città francesi, tedesche e belghe seguono il movimento nel decennio successivo, ciascuna al proprio ritmo. Il mercatino di Natale smette allora di essere una curiosità regionale per diventare un appuntamento turistico riconosciuto su scala continentale, con codici comuni che attraversano i confini: casette di legno, artigianato locale, gastronomia di stagione e luminarie.
Diversi fattori si combinano per spiegare questa crescita. Lo sviluppo del turismo di breve durata spinge le città medie a dotarsi di un momento forte invernale capace di attirare visitatori fuori dall’estate. I collegamenti ferroviari tra Francia, Germania, Belgio e Svizzera facilitano anche i viaggi di andata e ritorno da un mercatino all’altro, nel tempo di un weekend. Questa fase recente spiega perché tante città francesi presentino oggi un mercatino nato negli anni Novanta o Duemila, mentre il principio in sé ha quasi sei secoli di storia. Le due storie si sovrappongono senza confondersi: quella, antica, di un pugno di città fondatrici, e quella, più recente, di un modello copiato e adattato da centinaia di altre.
Riferimenti cronologici
Queste quattro date restano le meglio documentate di questa storia comune, ciascuna corrispondente a una tappa distinta: prima fiera, primo documento, primo cambiamento religioso, prima menzione a Norimberga.
| Città | Data attestata | Fatto saliente |
|---|---|---|
| Bautzen | 1384 | Privilegio reale per un mercato franco della carne, dal 29 settembre a Natale |
| Dresda | 19 ottobre 1434 | Primo documento che menziona lo Striezelmarkt, mercato della carne di un giorno prima di Natale |
| Strasburgo | 1570 | Il mercato di San Nicola diventa il Christkindelsmärik, mercato del Bambino Gesù |
| Norimberga | 1678 | Prima menzione del Christkindlesmarkt, con il nome di Kindles-Marck |
Questa cronologia non ha nulla di lineare. Ogni città ha fatto evolvere il proprio mercato al proprio ritmo, ora fiera alimentare, ora mercato religioso, ora, molto più tardi, appuntamento turistico. Ciò che colpisce, percorrendola, è la costanza della sostanza dietro i cambiamenti di forma. Da sei secoli l’inverno resta un momento in cui si esce per comprare, regalare e ritrovarsi, ben prima che la notte di Natale chiuda il calendario dell’anno. Se quest’inverno passi da Dresda, Strasburgo o Norimberga, cammini quindi su sei secoli di casette, sotto un nome che è cambiato ma per lo stesso appuntamento.
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